Vorrei solo aggiungere una riflessione su tutto quello che è stato scritto fino ora: Preferite un mondo senza ingiustizie, dove ognuno rispetta l'altro, o un mondo che si preoccupa di creare un lingua perfetta dal punto di vista grammaticale?detto in altre parole meglio la sostanza o l'apparenza? Se bisogna lottare, bisogna lottare per un mondo più giusto, dove non esistono discriminazioni. E non sull'uso delle parole. Il linguaggio è a tutti gli effetti un "codice" per comunicare un pensiero.Anche se un giorno la nostra lingua avrà raggiunto la massima espressione di neutralità, Chiunque, pur utilizzando un linguaggio perfetto, potrà continuare a discriminare e disprezzare l'altro se non c'è stata una vera e propria rivoluzione sui "valori". Il popolo che usa il swahili (.....che non ha il termine "avere" come lo concepiamo in italiano ("avere" nel senso di possedere) ....) è un popolo dove è normale scambiare una donna con le pecore e le vacche e che rivendica la propria razza con il sangue e i più forti dominano senza pietà sui più deboli anche se non hanno il termine avereQuesto è per dire che la forma non coincide con la sostanza. Davide Il domenica 29 novembre 2020, 19:00:57 CET, Lucio Crusca via SLiP <slip@liszt.softwareliberopinerolo.org> ha scritto: Alessandra, sono d'accordo su molte cose che dici. A me va benissimo se tu o altri vogliono scrivere "tutt* @ sindac*". Dico solo che non vorrei che questa cosa entrasse forzatamente a far parte dell'italiano, perché non è come riconoscere che "medica" sia grammaticalmente corretto: lo è sempre stato, ma per questioni culturali (sicuramente da cambiare, queste sì), non lo si è usato per molto tempo, fino a pensare che fosse errato.
Mi fa molto piacere che non ti dispiaccia usare "medica". Certo è, però, che fino a poco tempo fa questa parola era considerata un errore,
Solo da chi non conosceva a sufficienza l'italiano. E comunque, anche se fosse stato davvero un errore oggi invece considerato una regola corretta, in questo caso io sarei stato d'accordo, perché non sarebbe stata una forzatura della lingua, ma un cambio di cultura, determinato da un accesso più equo a tutte le posizioni lavorative anche per le donne, per cui la necessità comunicativa avrebbe prevalso sulla lingua italiana, non il contrario. Lo stesso è stato per "sindaca". Sempre stato corretto, ma mai usato, fino a quando i giornali, dal 2016, non hanno dovuto parlare quotidianamente di Virginia Raggi e Claudia Appendino.
Ora, io condivido gran parte di ciò che hai scritto. La questione però qui è come includere chi non si riconosce nè nella A nè nella O.
No, in realtà quello che hai postato da facebook non parla di quello, ma parla solo dell'usare il femminile quando si fa riferimento ad una donna. Se vogliamo parlare di come includere tutte le sfumature intermedie, andiamo a scontrarci con il fatto che la lingua italiana supporta solo il maschile ed il femminile. Il maschile è dedicato a chi è anagraficamente maschio ed il femminile a chi è anagraficamente femmina, tutto lì. Tu poi sei libera di sentirti donna, uomo o qualsiasi altra cosa ci stia in mezzo e, se ti fa piacere, puoi dire a tutti "chiamatemi Bruno invece di Alessandra" e tutti lo faranno, una volta avvisati. La lingua italiana, in sé, non implica, nel significato delle parole, che l'orientamento sessuale o l'identità di genere della persona di cui si parla coincida con il genere maschile o femminile usato per riferirsi a quella persona. A farne una questione di orientamento sessuale o identità di genere, semmai, è chi la lingua la usa (scusa il gioco di parole :D), ma lo farebbe indipendentemente dalla lingua e dalla presenza del genere neutro: non è che imponendo una regola grammaticale che rende le parole illeggibili riesci a cambiare anche la testa delle persone, anzi, rischi di peggiorare la situazione.
Tu, mi pare, sostieni che non abbia senso porsi la questione, che sia superfluo, perchè la cosa dipende dalle regole della lingua italiana, in cui i generi sono solo due, quindi giusto che le femmine rompano un po' le scatole per i mestieri, ma non chi non si riconosce nè nella A nè nella O. Non per questo c'è discriminazione o offesa di sorta.
No, non è esattamente quello che sostengo. È giustissimo che chi non si riconosce né nella A né nella O faccia di tutto per portare all'attenzione il fatto che viene discriminato e per combattere questa piaga sociale. Anzi, se potessimo coniare un termine che non sia una sigla illeggibile tipo LGTBQQIAA+* per definire rapidamente il "chi non si riconosce né nella A né nella O", sarei molto felice di usarlo. Penso invece che sia sbagliato (ovvero dannoso) il mezzo che si cerca di usare per combattere questa battaglia. Mentre nel caso delle donne usare il maschile, quando l'italiano il femminile ce l'ha, è chiaramente una discriminazione di per sé, nel caso di chi non si identifica in nessuno dei due generi la discriminazione non può partire dal linguaggio nemmeno se lo si volesse. Cosa fanno allora i diretti interessati? Vorrebbero imporre regole che in italiano non esistono, per poi accusare il mondo (o gli italiani) di discriminazione se non le si usa, sperando così di risultare meno discriminati, ma chiaramente raccogliendo nient'altro che tempesta.
Ma come la mettiamo con espressioni tipo "non fare la femminuccia" o "dimostra che hai le palle"? Potremmo dire che sono solo modi di dire, ma non so perchè sono sicura che anche tu pensi contribuiscano ad una cultura discriminatoria nei confronti delle donne, dando l'idea che solo i maschi possono essere forti.
Sono solo modi di dire e NON penso che contribuiscano ad alcuna cultura discriminatoria. Io penso che mia moglie abbia più palle di me, tanto per dirne una. Certo, sono modi di dire che partono dal fatto, scientificamente provato, che il maschio umano è fisicamente più forte, in media, della femmina umana e per estensione applicano il concetto anche ai comportamenti che non richiedono forza fisica. Peraltro io ho sempre considerato la maggior capacità di commuoversi delle donne come un lato positivo del "sesso debole". In certe situazioni però, indipendentemente dal sesso anagrafico della persona e dal suo orientamento sessuale, fare la femminuccia è sconveniente. Così come in altre è sconveniente "fare il coglione", ma dirlo non discrimina nessuno. Usare "non fare la femminuccia" non significa canzonare le donne di tutto il mondo, ma canzonare solo quella persona, maschio o femmina che sia, che in quel momento deve fare in modo di "avere le palle": in quel momento serve che sia forte, quindi, per figura retorica riferita al maschio umano che è fisicamente più forte, deve "avere le palle" o "non fare la femminuccia".
Ecco, allora se anche utilizzare la parola "master" richiama a qualcuno concetti ormai un po' obsoleti, io non ci vedo niente di strano a voler cambiare parola. Sono d'accordo che questo potrebbe comportare in certi casi uno sforzo enorme, in alcuni casi sproporzionato, quindi concordo con te nel considerare i pro e i contro di una decisione, ma non mi sembra strano che esistano persone che si pongano la questione.
Infatti, che lo si "voglia" fare va benissimo. Che lo di "debba" fare tutti quanti, solo perché qualcun altro lo "vuole" fare, considerando che tanto non farà sparire né la storia degli schiavi né la schiavitù che ancora oggi c'è in tante parti del mondo, va un po' meno bene.
pensieri, delle nostre riflessioni. Tu mi dai da pensare e noi (in questo caso mi associo a Vale) diamo da pensare a te. Tutto qui. Non penso ci definiresti SJW.
Dipende da voi. Se l'esercizio della vostra libertà di usare qualsiasi nuova regola grammaticale, ufficialmente riconosciuta o meno, non lede la mia libertà di usare l'italiano come l'ho imparato a scuola, allora no, non vi definisco SJW. Altrimenti sì ed a pieno titolo.
omosessuali?) perchè non appartengo a quella minoranza. Certo la visione etero fa tanta fatica a comprendere che esiste anche quella omo+.
Quello che hai scritto qui è un pregiudizio bello e buono, del tutto assimilabile a quelli che portano alle discriminazioni di cui parli. Nessuno fa nessuna fatica a comprendere, abbiamo tutti un cervello e nella maggior parte dei casi funziona. Alcuni (purtroppo molti), DA AMBO LE PARTI, preferiscono non mettersi in discussione, nonostante comprendano perfettamente il punto di vista contrapposto al proprio, perché mettersi in discussione significa rischiare di scoprire di aver sbagliato per tutta la vita e perdere così (almeno apparentemente) credibilità. Ammettere i propri errori è semplicissimo quando si sa di aver sbagliato. È molto più dura scoprire di aver sbagliato quando si era convinti di essere nel giusto. E per non rischiare, si preferisce lasciar perdere il discorso ed arroccarsi su posizioni ottuse tipo "la natura ci ha fatti solo maschi e femmine". Tutto questo però non ha nulla a che vedere con la lingua. Io posso condividere la posizione di Valentino, combattere assieme e lui la sua battaglia per amore dell'umanità nella speranza che un giorno sia migliore di quello che è oggi, ma, al contempo, non essere d'accordo sull'abuso della lingua italiana per ottenere quel risultato, perché penso che sia controproducente, non perché io abbia qualcosa contro gli omosessuali e tutte le altre identità di genere.
Ma non aggiungerei altro, non sono nemmeno cristiana.
... che c'entra? Ho quasi paura della risposta... Per il resto concordo con Valter sul fatto che non è la desinenza a fare la competenza (ma se la desinenza giusta esiste, usiamola). Concordo sul fatto che non è la forma grammaticale utilizzata a determinare il rispetto per una persona, quando questa forma grammaticale sia quella corretta per la lingua in uso. Non concordo con Valter sul fatto che "sindaca", "medica", ecc... siano da evitare, in quanto sono termini grammaticalmente corretti in italiano e quindi andrebbero usati ogni volta che ci si riferisce ad una donna. Non concordo sull'ultima frase di Valter: "Se fossi una donna, credo, che la penserei nello stesso modo". Come sappiamo tutti... le donne non pensano! :D -- SLiP mailing list SLiP@liszt.softwareliberopinerolo.org https://liszt.softwareliberopinerolo.org/listinfo/slip