Se la lingua italiana non prevede generi, o meglio, “sfumature” diverse da uomo o donna, allora francamente sono convinto del fatto che sia un problema della lingua italiana, e non di tutti quelli che si definiscono diversamente dal canonico maschio o femmina.
Mettiamo le parole al loro posto: "problema" l'hai usata tu, non io. Non che a me faccia paura, fra l'altro, usare una parola in un contesto, anche se so benissimo che poi potrà essere tolta da lì e citata fuori dal contesto per potermi accusare di ommmofobbbbia, quindi, se mi serve, dico tranquillamente "problema", dico "malato" e dico "anormale" tutte le volte che mi serve dirle per farmi capire, ma in questo caso lo specifico solo così, giusto per dare a Cesarina quel che è di Martina, ché qui tanto siamo tutti comunisti. Al netto del "problema" poi, quello di cui parlavo è semplicemente la grammatica italiana, che poi è quello di cui parla anche il link postato da Alessandra. In italiano il genere neutro praticamente non esiste e non trovo che abbia senso volercelo infilare a tutti i costi. L'italiano è sufficientemente espressivo da potersi capire senza certi artifici da SJW depresso ed un po' sfigato (o scaxxato, se vogliamo citare entrambi i sessi biologici).
Nessuno deve fare nulla.
Purtroppo questo non è così vero. Stando anche solo nel mondo dell'informatica e del software libero, pochi mesi or sono, tanti programmatori, una parte dipendenti pagati ed una parte volontari costretti dalle circostanze, sono stati obbligati ad aggiornare i propri ambienti di sviluppo per iniziare ad usare la nuova versione di "git", che è stata modificata apposta per supportare il linguaggio demenzial-inclusivo. Per 15 anni git ha sempre creato un repository di default e lo ha sempre chiamato "Master". Poi qualche SJW altolocato e con niente di meglio da fare che spaccare i marroni al mondo, ha deciso che "Master" è offensivo, perché storicamente in inglese era l'appellativo dato ai padroni degli schiavi. E così dicasi per altri software che includevano una "blacklist", che significa "lista nera" e non sia mai detto che esiste il colore nero, altrimenti qualche proveniente dall'Africa potrebbe offendersi. Il mondo ha letteralmente sprecato migliaia di ore/uomo di sviluppo solo nel 2020 per "correggere" questi "problemi" di molti software. Per non parlare delle varie Code of Conduct che molti progetti pubblicano e che sottolineano l'ovvio, trasformandolo in un arma di offesa e facendolo diventare una spada di damocle su chiunque mandi una mail ad una mailing list del progetto e ci scriva "che palle, basta, facciamo 'sta cosa e andiamo avanti". Rischi di offendere le ovaie e trovarti bannato dal progetto. Quindi no, non è vero che nessuno deve fare nulla, anzi, a tutti è piovuta in testa questa limitazione della libertà di espressione basata sul presupposto (non verificato) che certe espressioni linguistiche costituiscano un'offesa, senza mai chiedere, a chi si pensa che sarebbe offeso da quelle espressioni, cosa in effetti ne pensasse.
Il cercare di non offendere una minoranza è un qualcosa che le persone provano a fare, e il loro impegno nel cercare di farlo è direttamente proporzionale alla loro empatia e alla loro sensibilità nei confronti del prossimo.
Cioè se scrivo "tutti i sindaci d'Italia" ti offendo? O offendo delle donne? Se è così, questo sì che è un loro problema! Io non ho bisogno di cercare di non offendere una minoranza mentre parlo o mentre scrivo in italiano corretto, perché non è mia intenzione offendere e non sono tenuto a provare le mie buone intenzioni, a meno che quel che scrivo non si possa ragionevolmente fraintendere.
La lingua è un metodo di comunicazione o in certi casi è un metodo per esprimere istruzioni e gestire informazioni (nel caso dei linguaggi di programmazione). È quindi imperativo che cambi con l’evolversi della società e delle sue scoperte scientifiche.
La lingua si evolve di certo, ma non guida lei l'evoluzione culturale. È l'evoluzione culturale che fa evolvere la lingua. Se nella cultura di un popolo diventa comodo e diffuso l'uso di un nuovo termine preso a prestito da un'altra lingua o coniato artificialmente, questo termine, col tempo, entra naturalmente a far parte della lingua di quel popolo. Non succede il contrario: un nuovo termine che nessuno userebbe se non costretto in qualche modo ad usarlo, può solo andare incontro a due sorti: 1) se non costringi nessuno ad usarlo, sarà abbandonato 2) se costringi tutti ad usarlo sarà per la maggior parte odiato in quanto crea un problema e non risolve niente, e probabilmente con lui sarà odiata quella parte di cultura che quel termine vorrebbe rappresentare È quindi anche controproducente cercare di diffondere una cultura attraverso la modifica forzata della lingua. Te la giochi molto meglio cercando di diffondere i buoni motivi per cui quella cultura è importante e lasciare che la lingua adotti spontaneamente nuovi termini per esprimere tali motivi, se saranno necessari.
Sono d’accordo sul fatto che bisogna impegnarsi il più possibile per preservare la bellezza di una lingua, ma francamente trovo anche incoerente cercare di salvare i pronomi maschili e femminili in una lingua costantemente calpestata dalla maggior parte dei suoi utilizzatori: Messaggi come: "ke cos ai magiato oggi”
Il fatto che esistano persone che bistrattano l'italiano non è un buon motivo per fare altrettanto noi.
se i cambiamenti sono [...] per integrare individui che pur essendo una minoranza, sono comunque importanti in quanto persone e inoltre soffrono molto, allora io sono favorevole per un cambiamento.
Certo, se cambiare la lingua davvero avesse quel potere, sarei d'accordo anch'io, ma, come ti dicevo sopra, probabilmente può sortire alla meglio nulla ed alla peggio aggravare la situazione attuale.
disforia di genere è un problema
Sei il primo omosessuale che conosco che sostiene che la sfera sessuale possa rappresentare un problema. Non so se farti i complimenti o se prenderti a sberle (amichevolmente, s'intende) la prima volta che ci vediamo.
Il punto è che siamo persone, esattamente come tutti quelli che sono stati graziati* con il vantaggio di risultare “normali".
Ti svelo un segreto: la normalità non esiste. Tu probabilmente sei stato bullizzato in quanto omosessuale, io a suo tempo sono stato bullizzato perché camminavo in modo strano, mio fratello è stato bullizzato perché era grasso e così via. In tutto questo gli omosessuali sono solo quelli che fanno più casino di tutti: chissà perché la loro bullizzazione deve essere più grave di quella perpetrata verso altre minoranze. Non voglio dire che il bullismo sia semplicemente da sopportare, ma voglio dire che è da combattere a 360 gradi indipendentemente dalla categoria delle vittime. Altrimenti la mia camminata strana si potrebbe offendere e sentirsi discriminata rispetto alla tua omosessualità, a cui tutti stanno attenti e per cui si cerca addirittura di cambiare la grammatica di una lingua. Io voglio che non si usi più il verbo "camminare", perché quello che faccio io è un po' diverso, ma altrettanto normale e dignitoso. D'ora in poi dobbiamo tutti dire "spostarsi per mezzo degli arti" altrimenti mi offendo!
La differenza si presenta quando noi soffriamo per come la società ci tratta e ci discrimina, sulla base di idee o altro, e quando soffriamo perché non vorremmo avere i genitali con cui siamo nati. Chi soffre di disforia in particolare, ha forti desideri di farsi del male e/o suicidarsi.
Non pensare che siano gli unici! Il discorso è sempre lo stesso fatto sopra.
Il minimo che possiamo fare per aiutarli è plasmare la nostra lingua in un modo non lesivo nei confronti della lingua stessa, ma che integri anche queste PERSONE.
Se dico "tutti i sindaci d'Italia tranne le donne, tranne i disabili, tranne gli omosessuali" sto escludendo delle categorie, ma se dico "tutti i sindaci d'Italia" e basta, significa tutti e tutte, perché la grammatica italiana funziona così. Se tu, nel momento in cui fossi sindaco, ti sentissi escluso in quanto non ho detto "tutti i sindaci d'italia omosessuali compresi" (al di là di quale sia il modo di aggiungere quella precisazione), allora saresti tu ad intendere nel modo scorretto una frase che in origine significava semplicemente "tutti", non io ad offenderti per non averti citato esplicitamente. Diversamente ricadiamo nel caso in cui si dovrebbe dire "Tutti i sindaci d'italia, incluse le sindache, gli omosessuali, le lesbiche e tutto il mondo LGBT, i disabili, i grassi, quelli che camminano strano, quelli stonati, i calvi,..." e non finiremmo più di includere.