L'Australia contro la sicurezza (o contro la libertà?)
Prima di tutto il link ad un articolo che ne parla (in inglese): https://protonmail.com/blog/australia-anti-encryption-law/ Le intenzioni del governo australiano sembrerebbero buone, ovvero permettere alla polizia di raccogliere prove di colpevolezza nei dispositivi informatici (cellulare, pc, ...) dei criminali, prima che i criminali stessi distruggano tali prove. Il problema è che la legge, così come l'hanno approvata, richiede che i fornitori di software collaborino con la polizia per raccogliere le prove da tali dispositivi, senza porre un limite a cosa la polizia possa chiedere di fare. Esempio pratico. Alice sviluppa software, diciamo una app per smartphone. Bob è un investigatore della polizia. Chuck è un probabile criminale, non ancora giudicato né condannato, che usa la app di Alice. Ci sono molti indizi a carico della cattiva condotta di Chuck, ma non abbastanza per poterlo arrestare. Con questa nuova legge (nota come "A&A", ovvero "Assistance and Access"), Bob può costringere Alice a pubblicare una versione aggiornata della sua app, che contenga una backdoor (ovvero del malware), in modo che, non appena lo smartphone di Chuck aggiorna la app alla nuova versione, Bob possa curiosare da remoto nello smartphone di Chuck, ad insaputa di Chuck stesso. Già questo probabilmente va molto oltre la definizione di democrazia. In più la legge, oltre a ledere i diritti di Chuck, che è un criminale e quindi si potrebbe pensare "chissenefrega", non si preoccupa minimamente di quali possano essere le conseguenze sul resto della popolazione. La nuova versione della app con malware di Alice sarà installata, grazie ad un normale aggiornamento, anche da tutti gli altri utenti ignari ed innocenti. La legge A&A prevede che il malware forzatamente inserito da Alice sia qualcosa di specifico per Chuck, ovvero permetta solo l'accesso allo smartphone di Chuck e non allo smartphone di altri cittadini. Purtroppo però la legge A&A non contempla il caso in cui Alice non sia tecnicamente in grado, senza sapere di non esserlo, di fare un malware così preciso. Per non parlare di scenari, sicuramente possibili, dove Alice invece è in grado, ma coglie l'occasione per inserire un malware, per suo tornaconto personale, che faccia qualcosa in più di quanto richiesto da Bob, tanto nessuno potrà mai dimostrare che lo abbia fatto apposta, perché lei potrà sempre dire che stava solo eseguendo quanto chiesto da Bob, che è la polizia e che probabilmente fornirà ad Alice specifiche fumose sul da farsi. La buona notizia è che non sembra esistere, al momento, una legge analoga fuori dall'Australia. Di conseguenza tale legge è difficilmente applicabile dalla polizia australiana sulle software house che non sono sotto giurisdizione australiana. Magra consolazione, anche perché una volta creato il precedente, probabilmente altri stati seguiranno l'esempio. L'altra buona notizia è che il software libero è immune, perché il codice è sotto gli occhi di tutti e nessuno potrebbe inserire malware senza che il mondo se ne accorga. La raccomandazione quindi è usare software libero ogni volta che si può, app per lo smartphone comprese.
Pensa che su La Stampa di qualche giorno fa questa notizia era stata evidenziata come "la polizia australiana potrà curiosare su WhatsApp" o titolo simile. Il 09 dic 2018 9:55 AM, "Lucio via SLiP" < slip@liszt.softwareliberopinerolo.org> ha scritto: Prima di tutto il link ad un articolo che ne parla (in inglese): https://protonmail.com/blog/australia-anti-encryption-law/ Le intenzioni del governo australiano sembrerebbero buone, ovvero permettere alla polizia di raccogliere prove di colpevolezza nei dispositivi informatici (cellulare, pc, ...) dei criminali, prima che i criminali stessi distruggano tali prove. Il problema è che la legge, così come l'hanno approvata, richiede che i fornitori di software collaborino con la polizia per raccogliere le prove da tali dispositivi, senza porre un limite a cosa la polizia possa chiedere di fare. Esempio pratico. Alice sviluppa software, diciamo una app per smartphone. Bob è un investigatore della polizia. Chuck è un probabile criminale, non ancora giudicato né condannato, che usa la app di Alice. Ci sono molti indizi a carico della cattiva condotta di Chuck, ma non abbastanza per poterlo arrestare. Con questa nuova legge (nota come "A&A", ovvero "Assistance and Access"), Bob può costringere Alice a pubblicare una versione aggiornata della sua app, che contenga una backdoor (ovvero del malware), in modo che, non appena lo smartphone di Chuck aggiorna la app alla nuova versione, Bob possa curiosare da remoto nello smartphone di Chuck, ad insaputa di Chuck stesso. Già questo probabilmente va molto oltre la definizione di democrazia. In più la legge, oltre a ledere i diritti di Chuck, che è un criminale e quindi si potrebbe pensare "chissenefrega", non si preoccupa minimamente di quali possano essere le conseguenze sul resto della popolazione. La nuova versione della app con malware di Alice sarà installata, grazie ad un normale aggiornamento, anche da tutti gli altri utenti ignari ed innocenti. La legge A&A prevede che il malware forzatamente inserito da Alice sia qualcosa di specifico per Chuck, ovvero permetta solo l'accesso allo smartphone di Chuck e non allo smartphone di altri cittadini. Purtroppo però la legge A&A non contempla il caso in cui Alice non sia tecnicamente in grado, senza sapere di non esserlo, di fare un malware così preciso. Per non parlare di scenari, sicuramente possibili, dove Alice invece è in grado, ma coglie l'occasione per inserire un malware, per suo tornaconto personale, che faccia qualcosa in più di quanto richiesto da Bob, tanto nessuno potrà mai dimostrare che lo abbia fatto apposta, perché lei potrà sempre dire che stava solo eseguendo quanto chiesto da Bob, che è la polizia e che probabilmente fornirà ad Alice specifiche fumose sul da farsi. La buona notizia è che non sembra esistere, al momento, una legge analoga fuori dall'Australia. Di conseguenza tale legge è difficilmente applicabile dalla polizia australiana sulle software house che non sono sotto giurisdizione australiana. Magra consolazione, anche perché una volta creato il precedente, probabilmente altri stati seguiranno l'esempio. L'altra buona notizia è che il software libero è immune, perché il codice è sotto gli occhi di tutti e nessuno potrebbe inserire malware senza che il mondo se ne accorga. La raccomandazione quindi è usare software libero ogni volta che si può, app per lo smartphone comprese. -- SLiP mailing list SLiP@liszt.softwareliberopinerolo.org https://liszt.softwareliberopinerolo.org/listinfo/slip
Il 09/12/18 09:54, Lucio via SLiP ha scritto:
L'altra buona notizia è che il software libero è immune, perché il codice è sotto gli occhi di tutti e nessuno potrebbe inserire malware senza che il mondo se ne accorga.
Vero. Tuttavia i progetti open dovranno forse decidere se continuare ad accettare i contributi degli sviluppatori australiani, che sono soggetti a questa legge e potrebbero quindi essere costretti a realizzare delle modifiche per conto del loro governo. ciao AP
On 09/12/18 21:01, Andrea Primiani via SLiP wrote:
Vero. Tuttavia i progetti open dovranno forse decidere se continuare ad accettare i contributi degli sviluppatori australiani,
Direi che dipende da ogni singolo contributo. Se il contributo contiene malware, viene ovviamente rifiutato. Accorgersene è semplice, perché ogni contributo (indipendentemente da chi lo fornisce) deve risolvere un problema noto o implementare una funzione mancante il cui sviluppo sia già stato approvato dalla community.
che sono soggetti a questa legge e potrebbero quindi essere costretti a realizzare delle modifiche per conto del loro governo.
Forse, ma il resto del mondo non è costretto ad accettare tali modifiche.
Ciao Valentino. Sei un nuovo arrivato, ti segnalo solo una regola, non la potevi conoscere in effetti. Questa lista dei soci S.Li.P. è dedicata al software libero, non si parla di altro se non in casi eccezionali. Ad esempio chiedere informazioni su di uno specifico software proprietario non è corretto. Tanto meno parlare di politica. O almeno...parlare di politica in senso generale legata all'informatica ed al software libero magari si...ma prendere una posizione precisa come hai fatto tu...non è corretto verso chi non la può pensare come te. Nulla di particolare...solo per informarti. Ciao.. Gianluca Il 09/12/18 23:45, Valentino Bocchino via SLiP ha scritto:
Ma come ribadito nella mail precedente, il codice lo visualizzano tutti, quindi basta uno che combina una cavolata, e tutti gli australiani saranno probabilmente espulsi dalla comunità. Inoltre stiamo parlando di una comunità talmente potente, che tutti attingono da essa per cercare delle fondamenta che se assenti, faranno crollare un paese come l'Australia, sempre se deciderà di navigare verso un regime dittatoriale. Inoltre non scandalizziamoci troppo, infatti anche noi come Europa stiamo mettendo al governo gente estrema, per non parlare di Salvini, che nonostante non sia in grado di rimettere in moto un'Italia che rimanda al fascismo, riuscirà comunque a seminare odio.
On Dec 9, 2018 21:01, Andrea Primiani via SLiP <slip@liszt.softwareliberopinerolo.org> wrote:
Il 09/12/18 09:54, Lucio via SLiP ha scritto:
> L'altra buona notizia è che il software libero è immune, perché il > codice è sotto gli occhi di tutti e nessuno potrebbe inserire malware > senza che il mondo se ne accorga.
Vero. Tuttavia i progetti open dovranno forse decidere se continuare ad accettare i contributi degli sviluppatori australiani, che sono soggetti a questa legge e potrebbero quindi essere costretti a realizzare delle modifiche per conto del loro governo.
ciao AP
-- SLiP mailing list SLiP@liszt.softwareliberopinerolo.org https://liszt.softwareliberopinerolo.org/listinfo/slip
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