Prima un po' di storia, altrimenti non si capisce cosa sta succedendo oggi. Red Hat Inc., dal 2000, produce Red Hat Enterprise Linux (RHEL in breve), ovvero una distribuzione di Linux orientata al mercato professionale, corredata da supporto commerciale a pagamento, fornito ovviamente da Red Hat stessa. Nel 2002 nasce il progetto CentOS, ovvero una distribuzione Linux indipendente che è un clone di RHEL sotto diverso nome, basata sull'allora versione 2.1 di RHEL: l'obiettivo è rendere disponibile alla comunità (soprattutto degli sviluppatori) un ambiente al 100% compatibile con RHEL, in modo da poter sviluppare e certificare il software per RHEL senza dover per forza pagare licenze di RHEL. Tecnicamente questo è possibile ed economicamente sostenibile, perché il codice sorgente di RHEL è messo a disposizione di chiunque da Red Hat, quindi basta prenderlo, cambiare nome alla distribuzione, ricompilarlo e distribuire CentOS. CentOS diventa rapidamente una distro molto utilizzata, con molti più utenti in giro per il mondo che risorse e fa fatica a star dietro ai costi di gestione. Pare infatti che ci fosse un certo numero di clienti Red Hat che acquistava una sola licenza di RHEL, al fine di avere il supporto commerciale, e poi installava molte copie di CentOS, ottenendo un'intera rete che poteva eseguire software certificato per RHEL al costo della licenza per una sola postazione RHEL. Tutto ciò è sempre stato legale e permesso dalla GPL, quindi indirettamente anche permesso anche da Red Hat. Succede così che nel 2014 Red Hat diventa ufficialmente sponsor di CentOS, ma a certe condizioni: gli sviluppatori indipendenti di CentOS non potranno costituire più del 49% della governance del progetto ed almeno il 51% dovranno essere dipendenti di Red Hat. In realtà sembrava una cosa buona, perché significava anche che almeno il 51% degli sviluppatori di CentOS avrebbe trovato un lavoro fisso in Red Hat e che il progetto poteva dimenticare i problemi economici che lo affliggevano. Red Hat al tempo era circa sinonimo di "principale multinazionale che sviluppa software libero per il bene dell'umanità". Nel 2019, due mesi dopo aver acquisito Red Hat, IBM annunciò modifiche alla politica di distribuzione del codice sorgente di RHEL. Prima, il codice sorgente era semplicemente disponibile per chiunque attraverso il canale git.centos.org. A settembre 2019 invece IBM fece sapere che, a partire dal termine del periodo di supporto per CentOS 8, il codice sorgente sarebbe stato scaricabile solo dai clienti paganti (non paganti per avere il codice sorgente, ma paganti per il supporto commerciale alla versione compilata di RHEL). La licenza GPL non obbliga a fare nulla di più e IBM ha deciso di rispettarla alla lettera. Contestualmente o circa nello stesso periodo, IBM annunciò la fine anticipata del periodo di vita di CentOS 8, che sarebbe dovuto durare fino al 2029, ma veniva abbreviato al 2021. Il 21 giugno scorso Red Hat ha annunciato la concretizzazione di tale cambio di politica, disattivando il canale git.centos.org. Ovviamente Red Hat continua a sviluppare il kernel Linux e vari altri software liberi, continua ad includere le versioni compilate di tali software in RHEL e continua a rendere disponibile per chiunque il codice sorgente di ogni singolo software libero a cui contribuisce, anche in questo caso rispettando esattamente ciò che la GPL impone. Quello che non rende più disponibile per chiunque, ma solo per i clienti paganti, è il risultato del suo lavoro di "assemblaggio" dei sorgenti, che fa sì che un insieme disordinato di singoli software diventi un pacchetto sorgente facilmente rinominabile (come da RHEL a CentOS), facilmente compilabile e facilmente trasformabile in una copia di RHEL sotto nuovo nome. In tutto questo nessuno ha fatto nulla di illegale o contrario alla GPL. Solo che adesso Red Hat è l'unica in grado di produrre, in modo economicamente sostenibile, una copia eseguibile di RHEL. E lo fa rispettando la GPL, fornendo gratuitamente i sorgenti solo ai propri clienti. Fortunatamente la licenza GPL è più furba dei furbi, per cui è ancora possibile ottenere i sorgenti di RHEL indirettamente, ma sempre legalmente, da chi è cliente, oppure diventando "temporaneamente" clienti di Red Hat grazie alle istanze cloud "pay-per-use" o via Docker Hub. Questi sono i metodi che useranno gli sviluppatori di Rocky Linux, che è una delle distro che si pone obiettivi simili a quelli che furono propri di CentOS, prima che fosse eseguita la sua condanna a morte. Riusciranno i nostri eroi?